sabato 8 dicembre 2012

Merita il Nobel Josè "Pepe" Mujica, presidente dell'Uruguay, per quello che ha detto a "Rio+20"

E' l'uomo che governa il mercato o il mercato che governa l'uomo?


Josè "Pepe" Mujica (il presidente più povero del mondo http://goo.gl/aeP0j) durante il suo intervento al summit sullo sviluppo sostenibile "Rio+20" organizzato dall'Onu dal 20 al 22 giugno 2012 a Rio de Janiero (vent'anni di distanza dal summit della Terra del 1992), ha parlato di sviluppo economico e di benessere dell’umanità ponendo agli "allibiti" e più importanti leader mondiali la sua semplice domanda. Poi continua dicendo: 
Questi sono problemi di carattere politico che ci stanno indicando che è ora di cominciare a lottare per un’altra cultura. Non si tratta di immaginarci il ritorno all’epoca dell’uomo delle caverne, né di avere un monumento all’arretratezza. Peró non possiamo continuare, indefinitamente, governati dal mercato, dobbiamo noi cominciare a governare il mercato. Per questo dico, nella mia umile maniera di pensare, che il problema che abbiamo davanti è di carattere politico.
I vecchi pensatori – Epicuro, Seneca o finanche gli Aymara – dicevano: “povero non è colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di più e più” ...............................
I miei compagni lavoratori, lottarono tanto per le 8 ore di lavoro. E ora stanno ottenendo le 6 ore. Ma quello che lavora 6 ore, poi si cerca due lavori; pertanto, lavora piú di prima. Perché? Perché deve pagare una quantità di rate: la moto, l’auto, e paga una quota e un’altra e un’altra e quando si vuole ricordare -un vecchio reumatico – come me, la vita gli è già passata davanti. E allora uno si fa questa domanda: è questo il destino della vita umana? Queste cose che dico sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contrario alla felicità. Deve essere a favore della felicità umana; dell’amore sulla Terra, delle relazioni umane, dell’attenzione ai figli, dell’avere amici, dell’avere il giusto, l’elementare.


Sulla base di traduzione inglese di Veronica http://thewanderlife.com/human-


Fonti:
Parte del testo dell'intervento, passato sotto silenzio di TV e giornali in Italia, lo puoi trovare su: http://ildisobbedienteweb.wordpress.com/2012/07/16/uruguay-un-esempio-da-seguire

Breve biografia da: http://goo.gl/Pa5Sx dazebao.org


Pepe Mujija, discendente di emigranti europei, italiano per parte di madre, non è solo, come Lula o Evo Morales, un Presidente dalle umili orgini; è soprattutto un uomo fuori dall'ordinario con una storia di vita assolutamente straordinaria. Nasce e vive la sua infanzia e adolescenza in campagna, perde il padre a sei anni, si appassiona alla politica, stimolato da uno zio, sin da adolescente, simpatizzando per gli anarchici e per i nazionalisti di sinistra; passerà poi al partito socialista fino a cofondare il Movimento guerrigliero Tupamaro con Raùl Sendic e i lavoratori della canna da zucchero del Nord del Paese.
Tra gli anni 60 e l'inizio dei 70 è protagonista di azioni che assumono spesso contorni romanzeschi: l'occupazione della città di Pando, la sopravvivenza ad un grave ferimento durante uno scontro a fuoco con la Polizia nel quale fu colpito da sei proiettili, la fuga (ben due volte) dal carcere di Punta Carrettas, in una occasione con 110 compagni attraverso un tunnel scavato a mano. Nel 1972 viene incarcerato e preso come 'ostaggio' (sarebbe stato ucciso nel caso in cui il MLN Tupamaros avesse ripreso le azioni armate) della dittatura militare insieme ad altri 8 leader tupamaros: durante questo periodo, durato 13 anni, fu torturato e rinchiuso in un cubicolo senza luce e ventilazione, spostato continuamente nelle diverse caserme del paese e quindi in mano dell'esercito. Liberato nel 1985 dopo il ritorno della democrazia e grazie ad una legge di amnistia, ha continuato ad appassionarsi alle sorti politiche dell'Uruguay e ha partecipato al passaggio politico che portò i tupamaros- MLN- a fondare un partito politico aperto, il Movimento di Partecipazione Popolare - MPP- che nel 1989 è entrato nella coalizione di sinistra Frente Amplio.
Anche la vita privata racconta la sua profonda 'diversità': uscito dal carcere ha deciso di tornare a vivere nella sua casa di campagna dove si è guadagnato da vivere coltivando e vendendo fiori, attività che ha svolto fino al 2005 quando ha accettato l'incarico di Ministro dell'Agricoltura; negli anni precedenti era stato deputato ma aveva sempre rifiutato lo stipendio da parlamentare.

La radicalità che ha caratterizzato la sua vita ha lasciato spazio ad una attitudine conciliatrice  nel suo primo discorso da Presidente quando ha dichiarato: “abbiamo appena eletto un governo che non è padrone della verità e che ha bisogno di tutti (…) se in alcuni casi il mio temperamento da combattente mi ha fatto dire cose sgradite chiedo perdono per le offese perchè da domani cammineremo insieme”. Pepe non è soltando un ex guerrigliero, come i grandi media si sono affrettati a diffondere nel mondo, è un uomo del popolo, una sorta di filosofo agreste dalla battuta pronta e con un linguaggio che  la gente più umile sente come proprio, un dirigente politico carismatico e alternativo che ama le cose semplici come la sua cultura contadina gli ha insegnato. Capace di rifiutare lo stipendio da parlamentare, di recarsi alla Camera con la sua vespetta, di continuare a vivere in una amena casa di campagna senza portiere, videocitofoni o porte blindate; un politico che ha saputo traghettare la ribellione degli anni 60 e 70 e, allo stesso tempo, il senso di inutilità dei più poveri del suo paese, verso le istituzioni e un progetto politico e che ha saputo tessere alleanze fino a convincere l'Uruguay - e forse anche se stesso, visto che qualche anno fa aveva ammesso di non avere il 'profilo da Presidente'- che invece era la persona giusta per continuare nella strada del riscatto.