mercoledì 31 maggio 2017

Abbazia di Sant'Andrea in Flumine

All’interno del complesso abbaziale, la splendida chiesa fondata nel VI secolo da Galla, figlia di Simmaco (il patrizio ucciso per ordine di Teodorico di cui era stato consigliere), accoglie il visitatore con solennità, offrendo alla sua vista i preziosi affreschi, le colonne e semicolonne in granito con capitelli ionici e corinzi e il pavimento cosmatesco.
L’origine del complesso abbaziale di Sant’Andrea in Flumine è incerta. Il monastero sarebbe stato edificato nell’VIII secolo da Carlomanno, fratello di Pipino il Breve e, dal 747, monaco del Soratte. Sia l’Abbazia sia la chiesa, in realtà, sorgono su rovine preesistenti dell’epoca romana. Originariamente dedicato ai santi Pietro, Benedetto e Andrea, il monastero ha conservato solo il nome di “Sant’Andrea”. La denominazione “in flumine” è un chiaro riferimento topografico al vicino Tevere. La posizione strategica e la vicinanza del porto fluviale fecero della dell’Abbazia un importantissimo snodo per il controllo dei traffici e del servizio di traghetto che collegava la zona con la città di Roma.
Storia tratta dal sito, dal sito: http://www.abbaziadisantandrea.com/storia-abbazia/

martedì 11 aprile 2017

Terremoto: condividere per sostenere il turismo in Centro Italia



Lo spot di “Viaggio nel cuore dell’Italia”, la campagna realizzata dalla Rai, in collaborazione con il Commissario Straordinario per la Ricostruzione, Vasco Errani, per sostenere il turismo nelle zone colpite dal terremoto del Centro Italia.
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domenica 15 gennaio 2017

Federico Fellini e le Cascate delle Marmore




Il racconto del film è un capolavoro del modo di fare cinema, un sapere attirare l’attenzione e accendere la fantasia del potenziale e passivo spettatore che deve riuscire ad emozionare e a non annoiare.La breve sequenza di sopra è tratta da un film del grande maestro del cinema italiano, Federico Fellini, l’intervistauno dei film della maturità in cui Fellini non racconta solo se stesso e il suo cinema, ma la vita, la filosofia, ciò in cui crede e in cui non crede, partendo dal luogo più importante della sua vita: Cinecittà.
È interessante la creazione del paradosso continuo, un film che racconta un film e che riprende ad essere un film che si conclude nel più tradizionale dei modi con gli indiani che assaltano la carovana. Una conclusione che non nasconde una polemica nei confronti della televisione, che allora si vedeva come concorrente del cinema, infatti gli indiani volutamente casarecci, sono armati di antenne televisive,  …
Una parte essenziale del film è quello della ricostruzione fantasiosa del suo primo arrivo a Cinecittá, negli anni quaranta,  attraverso un viaggio immaginario con un tram che per andare dal centro alla periferia di Roma (dove si trova Cinecittà) passa per la Cascata delle Marmore.
Le cascate felliniane sono molto più vicine al tram di quanto erano nella realtà degli anni quaranta quando la linea tranviaria Terni-Ferentillo allora in funzione, lo era veramente. Ma parliamo di cascate felliniane vagamente ispirate a quelle reali.

La ragazza del tram (intrepretata da Antonella Ponziani) che flirta con il giornalista (Sergio Rubini) che dovrebbe essere il primo Fellini, è una delle tante donne di Fellini, non l’unica ci tiene a precisare Federico Fellini.
Un amore comunicato dagli sguardi, dai sorrisi e gli avvicinamenti non casuali e che culmina proprio nella frase ‘fa impressione ma bello’, che può essere riferita allo spettacolo delle Cascate come a quello che accade in quel breve viaggio in cui due sconosciuti si conoscono, si amano quasi,  per perdersi poi per sempre.
In fondo non è questa la metafora della vita, dell’amore, del perdersi nel nulla?
E in effetti la scena del matrimonio dell’intervista,  in cui il regista fa vedere ai due sposi, attori ufficiali, come si devono abbracciare, non è in se una critica non tanto al matrimonio come istituto ma alla banalità con cui viene vissuto dai protagonisti?
C’è un’altra scena di amore che ritorna, come per magia, e quella tra Marcello e Anita, nelle acque gelide della fontana di Trevi, riproponendola anch’essa accanto alla vita dei protagonisti che si incontrano con i loro mondi diversi, uno protagonista internazionale di molti successi, l’altra dimenticata attrice che vive nell’0blio, nella periferia di quella Roma che l’ha prima esaltata e poi, piano piano dimenticata, relegandola tra i bei ricordi. La coppia protagonista del viaggio felliniano, nelle scene successive diventa una coppia di esperti musicisti che suona per quasi tutta la durata del film, animando quel provino di volti sconosciuti che si trasforma piano piano come una di quelle feste di campagna che un temporale interrompe trasformando la festa in una avventura.
Cinecittà è ancora presente nei luoghi attraversati dal tram felliniano, a Papigno. A due passi dalle Cascate Felliniane ci sono degli studios nei quali furono girati alcuni film, uno assai famoso come “la vita è bella” girata da Benigni che fu un attore di Fellini, per ritornare nello stesso oblio che visse la meravigliosa Anita nei suoi ultimi anni.
Le Cascate Felliniane, le Cascate delle Marmore invece sono sempre li, a impressionare le coppie di ogni tempo, aspettando che qualche regista racconti, ispirandosi a loro, qualche storia di amore, come fece Ruttman con il film Acciaio su un soggetto di Luigi Pirandello ma che di Pirandelliano sa davvero poco o come Franco Zeffirelli che vi ambiento le scene con Chiara, memorabile quella della tonsura di Chiara al minuto 7.29 di questo filmato …



  dal sito di  Claudio Pace Blogger Terni 2 Febbraio 2015 su Cascate Felliniane


                                                                                                   

giovedì 24 novembre 2016

Donne in Rinascita di Diego Cugia

Donne in Rinascita
Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi, dopo la catastrofe, dopo la caduta, che uno dice… è finita. No. Finita mai, per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole. Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina antiuomo che ti fa la morte o la malattia. Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina hai un esame peggio che a scuola… Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà, deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare. Così ogni giorno e questo noviziato non finisce mai, e sei tu che lo fai durare. Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo, che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno si infiltri nella tua vita. Peggio, se ci rimani presa in mezzo tu, poi ci soffri come un cane. Sei stanca. C'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto, e così stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre… “io sto bene così, sto bene così, sto meglio così" …e il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasque, in quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima, ed è passato tanto tempo e ce ne hai buttata talmente tanta, di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio, perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui. E so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta. Nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine, ed è stata crisi. E hai pianto. Dio, quanto piangete. Avete una sorgente d'acqua nello stomaco. Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance.
E poi hai scavato, hai parlato… quanto parlate ragazze.
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore… "perché faccio così?"…"com'è che ripeto sempre lo stesso schema?"…"sono forse pazza?"…Se lo sono chiesto tutte. E allora… vai, giù con la ruspa nella tua storia, a due, quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli, un puzzle inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi? E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque. Ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova "te”, perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima, prima della ruspa…
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente, innamorarsi di nuovo di sé stessi o farlo per la prima volta è come un diesel, parte piano. Bisogna insistere, ma quando va in corsa… E’ un'avventura ricostruire sé stesse, la più grande. Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende, o dal taglio dei capelli. Io ho sempre adorato donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono vedere e capire…"attenti… il cantiere è aperto…stiamo lavorando per voi… ma soprattutto per noi stesse…".
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia, per chi la incontra e per sé stessa.
E’ la primavera a novembre, quando meno te la aspetti.

(Testo originale Diego Cugia, alias Jack Folla)
tag: Diego Cugia,

lunedì 21 novembre 2016

Borghi più belli d'Italia: l'Umbria ne ha 24. Per i turisti 5 nuovi itinerari - Corriere dell'Umbria

Borghi più belli d'Italia: l'Umbria ne ha 24. Per i turisti 5 nuovi itinerari



Perugia è stata scelta per presentare il primo pacchetto turistico “integrale e integrato” dell’Umbria ideato dai Borghi più Belli d’Italia e da Bitn, tour operator esclusivista del sistema Borghi. Perugia, infatti, come Capitale italiana della cultura 2015, è capofila del progetto grazie alla presenza nel sistema Borghi di Borgo Sant’Antonio, ospite dal 2014.
Il pacchetto turistico presentato, che si articola in cinque itinerari, è “integrale” perché “il complesso delle proposte abbraccia l’intera regione” e tutti i suoi punti di forza (dall’enogastronomia, all’arte, alla spiritualità, al paesaggio e alla cultura); ed è “integrato” perché “non promuove solo i Borghi più belli ma li mette in relazione con i centri più attrattivi dell’Umbria, da Perugia, a Gubbio a Narni, e con luoghi d’eccellenza, dalle zone archeologiche ai monasteri”.
I cinque itinerari. “Roma e l’Umbria mistica: da Papa Francesco a San Francesco. Le Valli degli antichi Umbri”, che si dipana tra la Valnerina, la Valle Umbra e il Monte Subasio; “Roma e Amor. Dalla città eterna all’eterna passione” sui luoghi di San Valentino, patrono degli innamorati, ma anche i siti storici e naturalistici del ternano. Terzo itinerario è “Roma e il Lago Trasimeno, ove si incontrano il re Tirreno e la ninfa Agilla. Le terre degli Etruschi”, nel quale rientra anche la visita a Perugia e a Borgo Sant’Antonio; quindi ”Roma e il suo fiume”, lungo la media Valle del Tevere e, infine, “Firenze e l’Umbria Nord. L’Alta Valle del Tevere”. Il catalogo nazionale dei prodotti turistici sarà commercializzato in collaborazione con Gartour e Smartbox Experience Ltd. Inoltre sarà ad Expo 2015, dove i Borghi più Belli d’Italia e Bitn hanno un desk di rappresentanza.
“L’Umbria - ha detto il presidente nazionale di Borghi più Belli d’Italia Fiorello Primi - non può che essere al centro delle nostre attività perché, malgrado sia tra le regioni più piccole, ha il il più alto numero di borghi inclusi nel sistema”.
Sono 24 i borghi coinvolti: Acquasparta, Arrone, Bevagna, Bettona, Castiglione del Lago, Citerna, Corciano, Deruta, Lugnano in Teverina, Giove, Massa Martana, Montecastello di Vibio, Montefalco, Montone, Norcia, Paciano, Panicale, San Gemini, Spello, Stroncone, Torgiano, Trevi, Vallo di Nera, Borgo Sant’Antonio di Perugia.




venerdì 18 marzo 2016

The Things Network: una rete internet delle cose in ogni metropoli

CASI INTERNAZIONALI

Internet of Things e «smart citizens» sono due pilastri fondamentali per costruire «city» veramente «smart». Lo dimostra il progetto The Things Network, che si propone di realizzare una rete di dati IoT creata dalle persone, libera e a disposizione di tutti. Dopo l'avvio ad Amsterdam, lo scorso mese di agosto, il progetto si è diffuso in 33 città del mondo. Milano è l'unico caso in Italia

di Luca Indemini
The Things Network
Internet of Things e «smart citizens» sono due pilastri fondamentali per costruire «city» veramente «smart». Sembra averlo ben chiaro la città di Amsterdam, che per diventare una città connessa ha deciso di puntare sulla piattaforma di The Things Network, che propone una rete IoT aperta, libera e decentralizzata.
«Immaginate una rete di dati IoT creata dalle persone, libera e a disposizione di tutti. Questa è la missione di The Things Network», racconta un entusiasta Wienke Giezeman imprenditore olandese e fondatore del progetto, nel video di lancio della campagna di raccolta fondi su Kickstarter, che ha permesso di raccogliere 295 mila euro.


L’idea ha preso forma quando Wienke si è imbattuto in un dispositivo getaway LoRaWAN™ da 1000 euro e ha realizzato che con 10 strumenti come quello avrebbe potuto essere coperta l’intera Amsterdam. Ha lanciato la sua idea in un Internet of Things meetup in città, raccogliendo commenti positivi, quindi ha deciso di trasformarla in un progetto concreto. Buona, come detto, la risposta del crowdfunding, ottima la partecipazione dei cittadini per trasformare Amsterdam in una «connected city». È bastato poco più di un mese per convincere un numero sufficiente di abitanti di Amsterdam ad acquistare e installare moderne attrezzature di rete e coprire la città con una rete di dati IoT.
Generalmente, la costruzione di reti di questo tipo è appannaggio delle grandi aziende di telecomunicazioni, Amsterdam invece ha coinvolto i suoi abitanti. «Gli Amsterdammer hanno investito in se stessi e la community è proprietaria del network – spiega dalle pagine di The Next Web Ger Baron, CTO della città di Amsterdam – Non credo che qualcosa di simile sia mai accaduto prima ed ora sarà interessante vedere come le Telco tradizionali reagiranno a questa idea disruptive nella costruzione delle reti». Sul tema interviene anche Wienke Giezeman: «Se lasciamo questo compito interamente nelle mani delle grandi Telco è facile immaginare che verrebbe introdotto un modello di abbonamento, che rischierebbe di escludere il 99% dei casi d’uso più interessanti. Realizzando una rete pubblica e libera, le opportunità di business possono fiorire liberamente».
The Things Network AmsterdamThe Things Network AmsterdamE i casi d’uso non sono mancati fin dalla nascita della rete. Si spazia dal monitoraggio delle navi in transito sui canali a rilevatori di riempimento dei cestini dei rifiuti, fino ai sensori per favorire una mobilità intelligente. O ancora, il caso dell’azienda Trakkies, attiva in ambito IoT, che usa le funzionalità GPS del network per i suoi dispositivi “trova-oggetti”, senza dimenticare quella che è stata una delle prime sperimentazioni, strettamente correlata alla caratteristica conformazione della città: un progetto pilota che ha coinvolto i numerosi proprietari di barche, ai quali è stato chiesto di installare dei piccoli rilevatori sul fondo della barca, in grado di inviare degli alert via sms a una società di manutenzione, quando il livello dell’acqua all’interno dello scafo (causa perdite o pioggia eccessiva) si avvicina ai limiti di sicurezza.
La tecnologia
I costi contenuti e le potenzialità della tecnologia LoRaWAN™, orientata verso le comunicazioni Machine to Machine e le applicazioni Smart City, sono alla base del crescente successo di questo modello partecipativo. La tecnologia LoRaWAN™, non a caso al centro dell’attenzione dell’ultimo CES di Las Vegas, permette di creare reti tra oggetti, con un raggio d’azione di circa 10 chilometri, senza dover ricorrere alle reti WiFi o 3G/4G. In altre parole, non è necessario disporre di codici di accesso alle reti né pagare le mobile subscription richieste dalle reti 3G/4G. Altro elemento vincente degli apparati LoRaWAN è rappresentato dal basso consumo energetico: un singolo dispositivo funziona per 3 anni, con una singola carica. Senza tralasciare l’aspetto economico: la città di Amsterdam è stata interamente coperta con uan spesa di circa 10 mila euro. The Things Network prevede un’attivazione a partire da 1.000 dollari o una soluzione da 1.500 dollari, ma attraverso Kickstarter sta lanciando un gateway del valore di 200 dollari, in grado di far espandere ulteriormente e più rapidamente il progetto.
I cittadini che decidono di aderire possono scaricare l’app gratuita, accedendo al network e contribuendo alla sua espansione, oltre a disporre di un’interfaccia per tenere sotto controllo i propri sensori o apparati IoT. Il modello alla base del progetto prevede una modalità peer-to-peer, per cui ogni cittadino crea un “nodo” sul quale fa perno la copertura di un’area cittadina. In questo modo si crea una connessione wireless urbana dedicata all’Internet of Things, che raccoglie informazione e le fa convergere verso una piattaforma in grado di elaborare in tempo reale i dati raccolti, offrendo una visione e una conoscenza di tutti gli oggetti che fanno dialogare la città e permettono di intervenire in tempi brevi e con maggior consapevolezza su eventi o situazioni critiche. A differenza di altri progetti Smart City, per lo più avviati dall’alto, questo è interamente basato sulla collaborazione dei cittadini, secondo un modello partecipativo, che dà centralità al ruolo dei cosiddetti «smart citizens».
The Things Network nel mondo (e in Italia).
Dopo essersi consolidata ad Amsterdam, The Things Network mira a espandersi a livello globale: l’obiettivo è di arrivare a realizzare una rete IoT in ogni grande città del mondo, entro la fine del 2016. Ad oggi sono 33 le città coinvolte e il numero è in costante crescita. Tra le città olandesi hanno aderito al progetto Utrecht, Eindhoven, Den Haag, Rotterdam e la sua ampia zona portuale. Dopo aver raggiunto Zurigo, The Things Network ha valicato i confini europei, spaziando da Boston a Johannesburg, da Città del Messico a Kochi, da Dunedin in Nuova Zelanda a Buenos Aires. In alcuni casi il processo di copertura dellarea urbana è già a uno stato avanzato, in altri è da poco partita la chiamata a raccolta degli «smart citizens».
Grazie a un gruppo di lavoro nato attonro a iNebula e GFMnetThe Things Network è approdato anche in Italia, a Milano. Numerose le applicazioni e i servizi che potranno essere sviluppato e integrati nei progetti smart city della città: dal monitoraggio della qualità dell’aria, ai sensori per favorire una mobilità intelligente, dal monitoraggio di aree soggette ad allagamenti al controllo energetico degli stabili comunali, dalla gestione intelligente della pubblica illuminazione al monitoraggio delle infrastrutture critiche.
Il progetto è in espansione e le potenzialità offerte sono illimitate. Su cosa diventerà non ha le idee chiare nemmeno Giezeman, che però è mosso da una certezza: «Penso che se si costruisce qualcosa di questa portata, qualcosa di importante succederà».
http://www.agendadigitale.eu/smart-cities-communities/the-things-network-una-rete-internet-delle-cose-in-ogni-citta-del-mondo_1969.htm
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martedì 8 marzo 2016

Walter Longo e la dieta della longevità

La dieta della longevità. Dallo scienziato che ha rivoluzionato la ricerca su staminali e invecchiamento, la dieta mima-digiuno per vivere sani fino a 110 anni 

Walter Longo spiega come vivere sani ed a lungo (clicca sulla scritta che segue per vedere l'intervista di Riccardo Jacona) Da Presa diretta un dettagliato video con i protagonisti che illustrano le relazioni ed i meccanismi causa/effetto stimolati da un alimentazione con periodici digiuni e povera di proteine quale prevenzione di malattie degenerative e dei tumori 

La prima parte riguarda le indagini genetiche su una comunità di nani in Equador che non si ammalano mai.

Da non perdere assolutamente la seconda parte con l'intervista dal minuto 27 allo scienziato Valter Longo uno dei primi al mondo ad indagare sui meccanismi che controllano l’invecchiamento e la loro relazione con cosa ed in quale modo mangiamo. 

La terza parte del reportage, di Lisa Iotti si conclude in un Policlinico di Berlino che sperimentando varie terapie naturali, tra cui il digiuno "controllato" su 10.000 pazienti mostra risultati sorprendenti su reumatismi, artrosi e patologie metaboliche come ipertensione e diabete mellito.   

Curriculum ed altre notizie su Walter Longo  dal sito IFOM - https://goo.gl/S0RjOI
Approfondimento di Marta Albè: http://goo.gl/7cufc2
Un vecchio articolo http://goo.gl/lv16fY di Giuseppe del Bello da Repubblica del 2012 . 
Il link che segue https://goo.gl/Tfg15y è di un articolo sul digiuno terapeutico della
giornalista  Angne Sophie Glover Bondeau con tante citazioni sulle fonti.

Effetti positivi del digiuno: intervista al Dr. Valter Longo Fasting for Longevity:
9 Questions for Dr. Valter D. Longo University of Southern California
Altra intervista http://goo.gl/tPSX9p di Igor Staglianò
Altro articolo; http://goo.gl/Q7vHYK di Mena CirilloAltro
Abstract in inglese dello studio scientifico http://www.cell.com/cell-metabolism/abstract/S1550-4131(15)00224-7
Link al libro di Longo su Amazon: https://goo.gl/sZSmOY
 di Valter Longo  (Autore), L. De Tomasi (Traduttore)